L'inquinamento aumenta i rischi per i nascituri

Salute
giovedì 5 maggio 2016

L'inquinamento aumenta i rischi per i nascituri

Un’equipe di pediatri ed epidemiologi statunitensi e cinesi ha analizzato l’effetto delle PM2.5, il particolato fine, sulla salute di oltre 5 mila coppie madre-figlio della zona di Boston, negli Stati Uniti.

Lo studio apparso su Environmental Health Perspectives segnala che le donne in dolce attesa esposte a elevati a livelli più alti di inquinamento atmosferico hanno una probabilità quasi doppia di andare incontro a infiammazione intrauterina, con rischi di nascita prematura per il feto e di patologie neurologiche e respiratorie.

Le PM2,5 sono le polveri atmosferiche sottili ritenute da tempo responsabili per gli epidemiologi di patologie respiratorie e cardiovascolari.

Vengono rilasciate in atmosfera dal traffico veicolare, dalle centrali termoelettriche, dai processi industriali, dal riscaldamento civile e hanno un diametro che non supera i 2,5 micron (un micron corrisponde a un milionesimo di millimetro), da cui, appunto, il nome. Sono polveri respirabili, perché riescono a raggiungere gli alveoli polmonari, al contrario delle PM10 (inalabili invece) che non vanno oltre le vie aree superiori.

Lo studio. I ricercatori hanno analizzato i dati di 5.059 coppie madre-figlio. Hanno verificato i casi di infiammazione intrauterina in base alla temperatura corporea delle madri nel corso del travaglio e con l’osservazione al microscopio dei tessuti placentari. E hanno stimato l'esposizione alle PM2.5 sulla base dei dati delle centraline di rilevamento localizzate nei pressi delle abitazioni donne nel periodo pre-concepimento e nel corso della gestazione.

I risultati. La maggior parte delle madri reclutate è stata esposta a una concentrazione di PM2.5 inferiore a quello che l’EPA (Agenzia per la protezione dell’ambiente USA), ritiene accettabili. Il 31% delle madri, 1.588, è stato esposto a un inquinamento atmosferico uguale o superiore allo standard EPA. Per queste ultime, la probabilità di infiammazione intrauterina è risultata essere circa il doppio rispetto a quella misurata in quelle esposte a livelli più bassi, con un rischio maggiore nei primo trimestre di gestazione.

"Venti anni fa – spiega Xiaobin Wang, direttore del  Center on the Early Life Origins of  Disease della School of Public Health dell’Universita Bloomberg di Baltimora, e autore senior della ricerca – è stato dimostrato che elevati livelli di inquinamento atmosferico provocavano esiti in gravidanza. Ora stiamo mostrando che anche bassi livelli di inquinamento atmosferico sembra abbiano effetti biologici, a livello cellulare, nelle donne in gravidanza. La placenta potrebbe essere una finestra su ciò che accade nel corso dell’esposizione nelle prime fasi della vita e su cosa l’esposizione implica per la salute futura. Questo organo che è gettata via ma analizzarla non è invasivo e potrebbe essere una preziosa fonte di tutti i tipi di informazioni sull’ambiente".

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