Cancro: no, non ci si ammala per sfortuna!

Salute
martedì 21 maggio 2019

Cancro: no, non ci si ammala per sfortuna!

"Non ci si ammala di cancro per caso o per sfortuna”: a sostenerlo è un un gruppo di scienziati dell'Istituto Europeo di Oncologia, che ha pubblicato i risultati del lavoro sulla rivista Nature Genetics. I ricercatori, guidati da Piergiuseppe Pelicci, Direttore della Ricerca IEO e Professore di Patologia Generale all'Università di Milano, e Gaetano Ivan Dellino, ricercatore IEO e di Patologia Generale dell'Università di Milano, in collaborazione con il gruppo diretto da Mario Nicodemi, professore all'Università di Napoli Federico II, hanno scoperto che una delle alterazioni geniche più frequenti e importanti per lo sviluppo del cancro, le "traslocazioni cromosomiche", non avvengono casualmente ma sono provocate dall'ambiente esterno alla cellula.

"Nel corso della vita, un uomo su 2 e una donna su 3 si ammalano di cancro - spiega Pelicci - Perché? Un tumore si sviluppa quando una singola cellula accumula 6 o 7 alterazioni del Dna a carico di particolari geni: i geni del cancro” Ma cosa provoca quelle alterazioni?

Secondo alcuni ricercatori la causa principale è nell'ambiente in cui viviamo e nel nostro stile di vita; altri sostengono che vi sia una casualità e dunque una certa sfortuna.

Secondo Bert Vogelstein, uno degli scienziati più autorevoli, due terzi delle mutazioni trovate nei tumori si forma durante la normale vita dei nostri tessuti. Queste mutazioni sembrano dovute a errori casuali e avverrebbero anche se il nostro fosse un pianeta perfetto, e i nostri stili di vita irreprensibili. Quindi non possiamo fare nulla per evitare di ammalarci di cancro, e possiamo solo sperare che non tocchi a noi, contando sulla fortuna.

Dellino con il suo lavoro mette in discussione la casualità delle traslocazioni cromosomiche, uno dei due tipi di alterazioni geniche trovate nei tumori. “Le traslocazioni sono la conseguenza di un particolare tipo di danno a carico del Dna, ossia la rottura della doppia elica. Come per le mutazioni, pensavamo che questo tipo di danno avvenisse casualmente nel genoma, ad esempio durante la divisione cellulare, come ipotizzato da Vogelstein. Al contrario, studiando le cellule normali e tumorali del seno, abbiamo scoperto che né il danno al DNA né le traslocazioni avvengono casualmente nel genoma. Il danno avviene all'interno di geni con particolari caratteristiche ed in momenti precisi della loro attività. Si tratta di geni più lunghi della media e che, pur essendo spenti (non stanno cioè producendo le molecole che trasferiscono la loro informazione: l'Rna), sono perfettamente attrezzati per accendersi (hanno cioè tutte le molecole necessarie, ma sono in pausa). La rottura del Dna avviene nel momento in cui arriva un segnale che li fa accendere, ed è indispensabile perché possano "srotolarsi" e produrre l'RNA. Studiando queste caratteristiche, possiamo prevedere quali geni si romperanno e quali no, con una precisione superiore all’85%. Tuttavia, non tutti i geni che normalmente si rompono daranno poi origine a traslocazioni (cioè alla fusione di due geni rotti), ma solo una piccola parte di essi, cioè quelli che sono più frequentemente a stretto contatto tra loro per coordinare la loro attività di accensione o spegnimento, all'interno di strutture particolarmente "appiccicose" del genoma (i cosiddetti Domini di Associazione Topologica). La questione centrale, che cambia la prospettiva della casualità del cancro, è che l'attività di quei geni è controllata da segnali specifici che provengono dall'ambiente nel quale si trovano le nostre cellule, e che a sua volta è influenzato dall'ambiente in cui viviamo e dai nostri comportamenti (per esempio dall'apporto di energia, dal tipo di microbi con cui conviviamo, dalle sostanze che ingeriamo, ecc.), non certo dalla sfortuna".

"Questa scoperta - continua Pelicci - ci insegna che la sfortuna non svolge alcun ruolo nella genesi delle traslocazioni e che, di conseguenza, non esiste base scientifica che ci autorizzi a sperare nella fortuna per evitare di ammalarci di tumore. Per ora non abbiamo capito quale sia esattamente il segnale che induce la formazione delle traslocazioni, ma abbiamo capito che proviene dall'ambiente, pur ignorando ancora luoghi e circostanze. È possibile, infine, che il medesimo meccanismo, o uno simile, possa essere anche alla base delle mutazioni studiate da Vogelstein. Ci stiamo lavorando".

A oggi conosciamo con certezza alcuni dei fattori ambientali che causano il cancro: fumo, alcol, obesità, inattività fisica, eccessiva esposizione al sole, una dieta ad alto contenuto in zuccheri e carni rosse o processate, e a basso contenuto di frutta, legumi e vegetali. Se tutti questi fattori fossero eliminati potremmo prevenire il 40% dei tumori. Conosciamo inoltre alcuni virus e batteri che causano cancro: il virus Hpv causa il cancro della cervice e della faringe, il virus Hbv quello del fegato, il batterio Helicobacter pylori quello dello stomaco. La vaccinazione contro quei virus e l'uso degli antibiotici contro quel batterio hanno dato risultati straordinari nella riduzione dell'incidenza dei tumori, e hanno il potenziale di evitare, da soli, il 15% dei tumori nel mondo. Anche l'esposizione ad agenti inquinanti ambientali, occupazionali o industriali è causa di una frazione dei tumori. Purtroppo, però, a parte alcune eccezioni, come ad esempio l'amianto, non abbiamo ancora ben capito quali siano esattamente e quanto incidano. 

"Un pianeta più pulito, e ambienti di lavoro più sani, intuibilmente, non possono che farci bene - conclude Pelicci- e, per quanto oggi sappiamo, ciascuno di noi può scegliere se prevenire il 40% dei tumori, con pochi e precisi cambiamenti del modo in cui viviamo. La comunità scientifica lavorerà sul restante 60%. A patto che ci siano fondi sufficienti per la ricerca".

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