Bambini: asilo nido si, asilo nido no!

Salute
venerdì 20 ottobre 2017

Bambini: asilo nido si, asilo nido no!

 

Asilo nido si, asilo nido no. Una scelta con cui molti genitori, soprattutto se lavorano entrambi devono fare i conti.

Per decidere bisognerebbe forse guardare alla dichiarazione dei redditi di mamma e papà, visto che i bimbi di famiglie abbienti che vanno all’asilo prima di aver compiuto due anni hanno un quoziente intellettivo 5 punti più basso rispetto ai coetanei dello stesso livello socioeconomico lasciati alle cure di nonni, babysitter o genitori.

A dimostrarlo è uno studio dell’università di Bologna, secondo cui l’effetto deleterio sul QI riguarda i piccoli “ricchi”: i bambini che vengono da ceti sociali più svantaggiati traggono benefici dalla frequenza del nido.

Lo studio - condotto da Margherita Fort, Andrea Ichino e Giulio Zanella del dipartimento di Scienze Economiche dell’università di Bologna su circa 500 famiglie che fra il 2001 e il 2005 che avevano chiesto l’iscrizione del proprio figlio a uno degli asili nido pubblici del Comune di Bologna. I ricercatori hanno raccolto i dati di circa 7000 bimbi, soffermandosi su quelli che in graduatoria erano immediatamente sopra o sotto la linea di demarcazione indicata dal numero di posti disponibili per avere un campione omogeneo per reddito e condizioni socioeconomiche. Quando i bimbi avevano dagli 8 ai 13 anni i ricercatori hanno contattato di nuovo le famiglie e sottoposto i figli alla misurazione dell’indice di massa corporea, a test per il QI, test di personalità e per la valutazione di disturbi comportamentali.

I risultati - chi ha frequentato il nido da piccolo ha un QI inferiore di 5 punti rispetto ai coetanei accuditi da un adulto (nonni, babysitter, genitori). I bimbi stati al nido avevano anche una probabilità più bassa di sovrappeso od obesità.

Secondo Giulio Zanella, coordinatore dell’indagine, "il calo di QI è spiegabile considerando che il nostro campione ha incluso famiglie benestanti, con entrambi i genitori lavoratori e conviventi e un reddito medio complessivo di 80.000 euro l’anno: i figli di questi genitori sono molto stimolati nell’ambiente domestico e non sono paragonabili ai piccoli primi in graduatoria, che arrivano da contesti sociali svantaggiati. Quando l’ambiente familiare è stimolante, per lo sviluppo cognitivo del bimbo assume molta più importanza l’interazione uno a uno con l’adulto: l’asilo è un luogo di socializzazione quando i bambini sono più grandicelli, a meno di uno o due anni di vita le interazioni sociali con i coetanei presenti al nido sono pressoché nulle e conta invece assai di più la presenza di un adulto che fornisca stimoli". 

Gli effetti del nido sui bambini che arrivano da contesti sociali svantaggiati sono positivi e non si riscontrano “danni” sul QI. All’asilo questi piccoli trovano sollecitazioni che altrimenti non avrebbero.

Giuseppe Mele, presidente Paidòss conclude “questi dati non dimostrano che l’asilo nido “fa male”, ma impongono semmai una riflessione sulla loro organizzazione: perché anche i bimbi di famiglie benestanti possano giovarsene sarebbe opportuno aumentare il numero di educatori e preferire semmai le formule micro-nido, così da portare il più possibile il rapporto fra educatori e bimbi verso uno a uno. Con benefici di cui ovviamente godrebbero anche i piccoli di contesti socioeconomici più svantaggiati".

 

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