Genitori e figli: l’importanza di cenare insieme

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mercoledì 25 marzo 2015

Genitori e figli: l’importanza di cenare insieme

Uno studio del Consejo Escolar de Estado, ha evidenziato l’esistenza di differenze fino a due punti di rendimento tra i bambini che hanno alle proprie spalle famiglie coinvolte nella loro vita scolastica e quelli che invece se la devono cavare da soli. Uno dei momenti più importanti è rappresentato dalla cena, il pasto in cui è più frequente che la famiglia sia raccolta per mangiare e trovi anche l’occasione per parlare.

La colazione è spesso consumata di fretta e a pranzo figli e genitori sono quasi sempre in posti diversi. "Non fatico a credere che anche il rendimento scolastico, così legato al benessere del giovane e non solo alle mere abilità cognitive, possa beneficiare di un clima più disteso, dove l'incontro a cena fra bambini e adulti favorisce il flusso di parola e lo scambio di esperienze dentro una reciproca soddisfazione", spiega Luigi Ballerini, psicoanalista e autore del libro I bravi manager cenano a casa.

Mangiare in famiglia fa bene a tutti. "La cena costituisce un momento narrativo in cui è possibile il racconto di sé. Incontro spesso bambini e ragazzi che non conoscono il contenuto del lavoro del padre o della madre semplicemente perché i grandi non ne parlano.

Eppure l'educazione avviene per osmosi, per condivisione di giudizi, per osservazione di comportamenti. Non raccontare sé è per l'adulto lasciare un vuoto, che talora viene occupato dalla costruzione di teorie e ipotesi.

Consideriamo che a tavola non si mangia solo il cibo, si mangiano anche le parole che vengono dette. Facciamo quindi in modo che siano parole buone". Uno studio dell'Università dell’Oklahoma, apparso sulla rivista Journal of family psychology, ha preso in esame le abitudini alimentari di oltre 24.000 bambini tra i 6 e gli 11 anni. Sono state poi analizzate: le competenze sociali, i problemi comportamentali e il rendimento scolastico. In media in America vi sono circa 5,3 pasti insieme in famiglia a settimana. Più più spesso il bambino mangia con i propri familiari, più aumentano in proporzione le sue competenze sociali e il rendimento a scuola.

La cena diventa quindi un vero e proprio rito di famiglia: in cui è bene tenere lontani Tv, cellulari, iPhone ed iPad. I ragazzi devono sentirsi "accolti", "compresi" e i genitori devono predisporsi all'ascolto. E i genitori devono evitare un approccio stile interrogatorio, ma creare un flusso di dialogo disteso che aiuterà anche i bambini più introversi a comunicare cosa pensano e cosa vivono. Inoltre in un'atmosfera distesa i bambini tendono ad imparare a comportarsi bene.

"Le norme di buona educazione assumono valore soprattutto quando vengono poste in relazione alla presenza dell'altro - prosegue Ballerini  - . Comportarsi in un certo modo a tavola come, ad esempio, non parlare a bocca piena, stare seduti composti, usare propriamente le posate..., ha il potere di favorire il rapporto con i propri commensali. Genera le condizioni che favoriscono lo stare bene insieme, il godere reciprocamente della compagnia dell'altro. Oltre che a far sentire bene se stessi durante il pasto. Non norme assolute, quindi, nel senso di ab-solutus, sciolte, piuttosto norme che fanno legame". Quando un genitore non è presente, per motivi di lavoro, alla cena bisogna cercare di sopperire a questa mancanza creando comunque occasioni di incontro e scambio con i figli.

“Sapere di interessare ai propri genitori è importante per i figli, così come sapere di piacere a loro. Il tempo condiviso sia il più possibile piacevole, soddisfacente, l'occasione per i più giovani di sperimentare la stima che i più grandi hanno verso di loro” conclude Ballerini.

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