Mense scolastiche: è boom di rinunce in Italia

Alimentazione
giovedì 27 aprile 2017

Mense scolastiche: è boom di rinunce in Italia

 

Il panino a scuole mette in crisi le mense. Sono quasi 6 mila le famiglie che a Torino hanno disdetto il servizio su un totale di oltre 30 mila. Un fenomeno in crescita che secondo presidi e amministrazioni locali potrebbe mettere in crisi un modello educativo che esiste da decenni.

Il fenomeno nasce dopo la sentenza della Corte d'Appello di Torino, che ha riconosciuto il diritto soggettivo a portarsi il pasto da casa.

La protesta corre via social con tanto di disdette giornaliere.

A Verona 108 alunni in 12 istituti mangiano cibi preparati dalle mamme.

A Genova sono 90 le disdette al servizio su 23mila pasti serviti ogni giorno.

A Mestre e Venezia ne sono arrivate venticinque a inizio d'anno scolastico.

A Fiumicino il rifiuto coivolge una cinquantina di bambini e la protesta sta montando a Cerveteri.

A Bologna ne avevano fatto richiesta una sessantina di famiglie. Ma in Emilia Romagna, come in Toscana, non si registrano disdette.

Il ministero all'Istruzione ha annunciato un tavolo tecnico per aggiornare le linee guida sulla ristorazione scolastica.

"Il servizio mensa è essenziale, un momento centrale per la didattica", ribadisce la ministra Valeria Fedeli sottolineando la necessità di sbarrare la "strada alla scuola fai-da-te".

Ma la protesta nasce per via di un’insoddisfazione crescente sulla qualità e sui costi delle mense scolastiche.

Giorgio Vecchione, l'avvocato del panino libero spiega le ragioni della protesta: "il servizio si è messo in crisi da solo in quanto pessimo e caro".

"I genitori dovrebbero piuttosto fare la battaglia per ottenere qualità, perché le amministrazioni su questo hanno responsabilità", osserva Pino Boero, assessore alla scuola a Genova.

A Torino il panino libero ha portato negli ultimi tre mesi del 2016 a un calo di entrate di 1 milione di euro.

Un problema culturale ed economico al tempo stesso: più di un terzo dei rinunciatari appartiene alle fasce di reddito più basse (Isee inferiore ai 15mila euro).

"Si mette in crisi un sistema educativo, una scuola dell'inclusione - dichiara Lorenza Patriarca, preside dell'istituto Tommaseo di Torino - Dietro c'è l'idea che lo Stato non possa decidere per me, un po' come per i vaccini".

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